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martedì 1 settembre 2009

Euroleague 2009/2010 pt. II



Secondo e conclusivo viaggio nel mercato delle squadre di Eurolega. Si comincia con altre due squadre italiane, entrambe con le carte in regola per puntare almeno alle “Top 16”: Milano e Roma. L’Armani Jeans, in cerca di maggiore continuità rispetto agli enormi alti e bassi dello scorso anno vissuti sui parquet continentali, ha optato per un cambiamento radicale delle pedine più importanti del mosaico. Partito David Hawkins, il ruolo di scorer sarà affidato alle sapienti mani di Alex Acker (guardia da Compton, ex Pistons, Olympiakos, Barcellona e Clippers), il cui unico problema è forse la solidità mentale; a fargli da sparring partner nel reparto dei “piccoli” ci sarà poi Morris Finley, chiamato ad una stagione sopra le righe dopo essersi liberato dalle briglie del ruolo di cambio di Terrell Mc Intyre. L’acquisto di “Mo” e Acker ha comportato delle scelte ben precise, di cui a farne le spese sono stati Luca Vitali e Hollis Price che si aggiungono al solito “caso Bulleri” (ritenuti ormai non necessari, sono “imprigionati” da contratti troppo onerosi per le squadre dalle quali sono pervenute richieste). Tre situazioni diametralmente opposte alle conferme di Mordente, Hall, Beard e Mason Rocca, fortemente volute da coach Piero Bucchi, il quale ha chiesto alla dirigenza anche più sicurezza e meno scommesse tra i volti nuovi: in questo senso si spiegano le solide prese della coppia lituana Jonas Maciulis (ex Zalgiris) e Marijonas Petravicius (vincitore e dominatore della Final Eight di Eurocup con il Lietuvos Rytas), più l’aggiunta di Stefano Mancinelli in seguito al disastro societario della Fortitudo; l’unica non certezza è invece l’interessantissimo Jeffrey “Jeff” Viggiano (25enne ala proveniente da Pavia), ma la coperta è abbastanza lunga per mascherare eventuali difficoltà. I pezzi del puzzle saranno stavolta quelli giusti?


Se lo chiede anche Nando Gentile che, dopo l’uscita anticipata con Biella nei play off dello scorso campionato, spera di non trovarsi di fronte altre brutte sorprese. I grandi colpi della passata estate hanno già fatto le valigie, salutati senza molti rimpianti (con l’unica eccezione di Roberto Gabini, comunque finito ai margini della rotazione da tempo): Brandon Jennings (finalmente felice a Milwaukee, dopo essere stato selezionato al #10 del draft Nba), il duo sloveno Becirovic – Brezec (ora a Philadelphia), ma poi anche gli arrivi in corsa (rispettivamente febbraio e maggio) di Ruben Douglas e Jurica Golemac. Si riparte quindi da chi qualche segnale positivo l’ha dato e perciò il primo nome a venire in mente è quello di Ibrahim Jaaber, leader ormai indiscusso del team capitolino. Oltre a lui, il premio della ri-conferma per il lavoro svolto è andato pure ad Andre Hutson (a tratti devastante ma in netto calo negli ultimi due mesi di stagione), cui farà ancora compagnia il blocco italo - spagnolo formato da Gigli, Giachetti, Tonolli, Datome e De La Fuente, con la speranza di vedere definitivamente esplodere il quarto di questi. A completamento del quadro, il GM Bottai e il presidente Toti hanno acquistato Andrea Crosariol (prelevato in Irpinia per non farlo restare nel limbo dell’eterna promessa), Kennedy Winston (“usato sicuro” in uscita dal Real) più la freschezza e l’atletismo di Ricky Minard (ex Reggio Emilia e Montegranaro) e Hervè Tourè (ex canturino), entrambi bisognosi di verifica ai massimi livelli. Come ogni anno è d’attualità dire: “Roma non fà la stupida sta…volta”.


Compagine al solito di notevole attrattiva è l’Asseco Prokom Sopot, campione di Polonia, che invertendo il trend degli ultimi anni ha puntato con decisione sulla continuità (e che continuità!). Il front office ha infatti ri-firmato in massa, per la gioia dei tifosi giallo-neri, il super trio composto da David Logan (eccentrico ed elettrizzante bomber fresco di passaporto polacco), Qyntell Woods (top scorer ed MVP delle finali locali contro il Turow, dopo i problemi con la Fortitudo) e Daniel Ewing (l’ex Khimki scuola Duke, eccelso play dalla grande lettura di gioco), più gli affidabili Tyrone Brazelton (ex Western Kentucky) e Filip Dylewicz. Una base estremamente solida dunque, cui è stato aggiunto il graditissimo ritorno di Pape Sow (altro ex “italiano” dopo le esperienze a Rieti e Milano) e a cui mancano giusto un paio di tasselli per rendere il team addirittura papabile di ingresso nell’Elite Eight d’Eurolega.


Stesso obiettivo sulla carta del Khimki Mosca, nonostante gli addii dolorosi a Carlos Delfino (scambiato da Toronto e spedito a Milwaukee per far compagnia a Jennings), Maciej Lampe (Maccabi), Jorge Garbajosa (Real Madrid) e Teemu Rannikko (Granada). Della “vecchia guardia” ci saranno ancora Timofey Mozgov, V. Zaytsev, Petr Gubanov, Igor Smygin (quasi tutti giovani di belle speranze) ma soprattutto Vitaly Fridzon e Kelly McCarty, ormai due simboli del club moscovita, in campo e fuori. Ad essi sono stati affiancati giocatori di grande spessore: il primo in ordine di tempo, e forse il più importante, è l’ex virtussino Keith Langford, che da Bologna è andato via a malincuore lasciando anche pesanti strascichi di polemica per come è stato “trattato”, e da cui ora passeranno molte delle fortune di squadra; a seguire a ruota, gli spagnoli Raul Lopez (ex Utah Jazz, Girona e Real, un tempo paragonato a John Stockton) e Carlos Cabezas (divorziato da Malaga dopo esserne stato una bandiera) che portano tiro, talento ed esperienza ma anche la fragilità fisica del primo e qualche limite tecnico del secondo; i rocciosi ed energici lituani Paulius Jankunas (dallo Zalgiris Kaunas) e Robertas Javtokas (partecipe della fallimentare stagione della Dinamo Mosca); infine Sergey Toporov e Fedor Dmitriev (compagni al Triumph Lyumbertsy), chiamati a far la differenza specialmente nel campionato russo, dove vige l’obbligo di almeno due autoctoni sempre in campo (anche se la naturalizzazione russa di McCarty in questo caso aiuta). Allora ci si domanda: dopo questo mercato, il CSKA è più vicino o più lontano? Dalla risposta dipenderanno probabilmente anche le sorti dell’ex squadra di Pozzecco in Eurolega.


A i blocchi di partenza vengono poi riproposte tutte le volte due squadre che hanno fatto la storia del basket europeo: Partizan Belgrado e Cibona Zagabria. I bianconeri del grande coach Dusko Vujosevic hanno ormai consolidato in tradizione la filosofia di puntare sui giovani talenti del proprio infinito vivaio: in rampa di lancio, dopo le cessioni di Tepic (Panathinaikos), Velickovic (Real Madrid) e Lasme (Maccabi), ci sono i due ’89 Vladimir Lucic (guardia di 2 metri) e Darko Balaban (centro di 2.10), i ’90 Bogdan Riznic e Jan Vesely (simili fisicamente ai due precedenti, anche se più leggeri e meno fisici), infine il ’92 Nemanja Besovic (grezzo centro di 2.19). Ad essi si è poi aggiunta un’ultim’ora: il 18enne Branislaw Djekic, dall’FMP Zeleznik. Ad insegnargli il mestiere poi ci sono le altre conferme dell’anno passato come Strahinja Milosevic, i play Rasic ed Aleksic, i due pivot Zarko Rakocevic e Slavko Vranes (promessa mai sbocciata del basket serbo nonostante i suoi 230 centimetri), più i rientranti alla casa madre Petar Bozic e soprattutto Dusan Kecman (dal Pana), che sarà la punta di diamante del sistema offensivo di Vujosevic. Mancano stranieri “as usual” (anche se è probabile il ritorno di Milt Palacio), ma se per qualcuno pure stavolta gioventù e talento non sembrano essere al livello degli anni passati, della banda Partizan è sempre meglio non fidarsi.


Idem dicasi per la squadra che fu del compianto e sensazionale Drazen Petrovic, il “Mozart dei canestri”. Congedati giocatori importanti come l’ex virtussino Alan Anderson, il play Earl Calloway (al Cajasol dove farà coppia con Maurice Ager), l’altro play/guardia Davor Kus (a Treviso) e Rawle Marshall, il club croato ha raggiunto diversi accordi interessanti: il ritorno in patria di Dalibor Bagaric (ex Chicago Bulls e Fortitudo) ad esempio, o l’ingaggio di un altro ex fortitudino, Jamont Gordon, e quello di Antonio Graves dal Galatasaray, o ancora l’addizione del talentuoso Bojan Bogdanovic (Real). Insieme a Marin Rozic e Nikola Prkacin saranno tutti agli ordini del neo allenatore Velimir Perasovic (ex Efes e Galatasaray), il quale avrà l’arduo compito di emulare le imprese vissute nell’ultima (ottima) annata.


Restando in zona bussiamo alla porta dell’Olimpija Lubiana che, nonostante le crisi finanziarie delle ultime stagioni, in Eurolega c’è sempre e comunque, riuscendo sovente persino a dire la sua. Sotto i riflettori della storica Tivoli Arena, i primi movimenti di mercato erano andati in porto già agli inizi di giugno con il doppio acquisto del girovago play (ex, tra gli altri, di Iraklis, Lokomotiv Rostov e Bosna ASA Telecom) Dusan Djordjevic e del centro ex Colonia, Edin Bavcic: concretezza dunque al servizio di Jure Zdovc. In seguito, a scapito delle partenze di Rudez e Mirza Begic (finito allo Zalgiris), sono stati fatti notevoli sforzi per migliorare e completare il roster: così sono giunti l’ala tiratrice ex Florida University Matt Walsh, la 23enne guardia polacca Pawel Kikowski e colui che fu anche denominato “la grande speranza bianca”, ovverosia Nemanja Aleksandrov (22enne ala serba di 2.10 dalle innate doti cestistiche, il cui volo è stato a lungo interrotto da seri infortuni alle ginocchia), che in molti sperano possa tornare quello di 4-5 anni or sono. I nuovi arrivi hanno cominciato la preparazione insieme ai giocatori confermati, tra i quali spiccano i nomi della guardia Saso Ozbolt, del nazionale montenegrino Vladimir Golubovic (centro di 2.12 classe ’86) e dei tre giovani che rappresentano il futuro, ma anche il presente, dell’Olimpjia: l’atletica guardia e nazionale sloveno Jaka Klobucar, il centrone serbo plurivincitore di Europei giovanili Dejan Radojevic e la 19enne ala slovena Matic Sirnik. Inoltre coach Zdovc può contare anche sull’ex Barça, Roma, Siena, Virtus e Tau, Vlado Ilievski, il quale (al momento infortunato) è però attirato da varie sirene, soprattutto spagnole.


E’ il momento di spostarsi sul Baltico ed analizzare il mercato delle due lituane: Zalgiris Kaunas e Lietuvos Rytas. Lo storico club bianco verde, vero simbolo del basket lituano, è in un periodo di gravi difficoltà economico-finanziarie che hanno impedito nell’ultimo lustro la costruzione di squadre altamente competitive in Europa, com’era abitudine un tempo. I pezzi pregiati del roster sempre più sovente prendono strade che conducono al di fuori dei confini nazionali: è il caso dell’ormai ex capitano Paulius Jankunas (andato al Khimki) e di Jonas Maciulis (Milano); poco è mancato poi che salutasse tutti anche Mantas Kalnietis, vicinissimo all’accordo con Treviso. In un modo o nell’altro, tuttavia, la squadra è stata ultimata e il mix di acquisti e conferme appare tutto sommato positivo. Restano il bomber Dainius Salenga, la concreta ala forte Tadas Klimavicius, il play classe ’88 (alto ma razzente ed atletico) Zygimantas Janavicius, il solido rendimento di Povilas Butkevicius, più Milaknis, Vasiliauskas e il già citato Kalnietis. Dal mercato giocatori invece coach Maskoliunas ha ricevuto l’apprezzatissimo ritorno di Marcus Brown (visto pure a Treviso), un duo lituano “doc” composto da Martynas Pocius (uscito da Duke University senza troppe certezze) e Povilas Cukinas (ex canturino, compagno di Klimavicius nella nazionale juniores sei anni fa), il sopracitato Mirza Begic (da Lubiana) e per concludere, l’ex Fortitudo e Milano Travis Watson, predatore di rimbalzi come pochi. Il materiale per ora c’è e non è nemmeno disprezzabile, ma anzi può rendere lo Zalgiris un’autentica mina vagante.


Cosa viceversa piuttosto complessa per il Lietuvos Rytas, che da questa estate è uscita con le “ossa rotte”. Gran parte dei membri del team vincitore dell’Eurocup hanno infatti preparato ben presto i bagagli e si sono accasati altrove (Eidson al Maccabi, Petravicius a Milano, Lukauskis al Villeurbanne). Come da usanza però, i rimpiazzi a disposizione del vincente coach (e un tempo fantastico giocatore) Rimas Kurtinaitis sono specialmente di nazionalità lituana: il nuovo corso punterà molto sulle doti balistiche di Donatas Zavackas (ex Pittsburgh University, poi Udine, Dnipro e Siauliai), Arturas Jomantas (fondamentale pedina dello scacchiere del Rytas), Steponas Brabauskas (riconferma per l’ex Varese e Scafati), Lukas Brazdauskis (20enne proveniente dalle giovanili), Evaldas Daynis, Martynas Gecevicius (play/guardia classe ’88), Michailas Anisimovas e Justas Sinica (dal Vilnius Sakalai). I soli stranieri sono il pivot australiano Aron Bynes (visto alla summer league con la canotta dei lakers) e il trittico serbo costituito dal confermatissimo Milko Bjelica, il suo alter-ego Dejan Borovnjak (dal Vojvodina) e il play di stazza ex Dinamo Mosca Bojan Popovic. Manca “qualcosa” che forse arriverà, ma per ora le possibilità della compagine di Vilnius appaiono ridotte.


Passiamo ora all’Asvel Villeurbanne di Vincent Collet, allenatore “part-time” della nazionale francese che disputerà i prossimi campionati europei in Polonia dopo aver vinto l’Additional Round comprendente anche l’Italia e la successiva sfida finale (andata + ritorno) contro il Belgio. Dal club transalpino sono partiti in direzione Italia l’ex Livorno ora ad Avellino Chevon Troutman e l’ex Soresina ora all’NSB Napoli Jr Reynolds. Le mosse di riparo della dirigenza dell’Asvel non si sono però fatte attendere: dopo aver sottoscritto un quadriennale con la rivelazione Thomas Huertel (dal Pau Orthez), sono stati perfezionati accordi con Kristjan Kangur (nazionale estone di 2.04), Mindaugas Lukauskis (dal Lietuvos Rytas), l’ex trevigiano Bobby Dixon, il play/guardia TJ Parker (ex Nancy e fratello del più noto Tony) e il centro ex Utah Jazz e Granada Curtis Borchardt. Non solo novità comunque: i nazionali francesi Ali Traorè, Laurent Foirest (ormai ex nazionale ma sempre verde nonostante le 36 primavere) e Aymeric Jeanneau rimarranno fedeli pretoriani di Collet, così come Eric Campbell (ex Hapoel Holon), Benjamin Dewar e Bangaly Fofana mentre i dubbi sulla posizione di Amara Sy sono stati sciolti e non sarà più un giocatore dell’Asvel . Grande interesse dunque attorno ad una compagine ben distribuita in ogni ruolo e che può puntare a qualche “bottino completo” anche su alcuni parquet di spessore d’Europa.


Per concludere con la rassegna di squadre sicure del posto in Eurolega, ci sono i campioni di Germania dell’ Ewe Baskets Oldenburg. I punti di forza dei teutonici stanno soprattutto nel “reparto americani”: l’ex Arizona Jason Gardner, il tiratore ex Missouri Ricky Paulding e Je’kel Foster (confermati), più l’ex Texas A&M Josh Carter. Ad essi va aggiunto poi Ruben Boumtje-Boumtje centro di scuola americana che ha assaporato l’Nba ad Orlando e Cleveland. A completare il roster ci sono infine il bosniaco Marko Scekic, gli autoctoni Marco Buljevic, Daniel Hain e Daniel Strauch, il croato Jasmin Perkovic e il serbo Milan Majstorovic. Una formazione però che non sembra destinata a rimanere indimenticabile, nonostante il buon reparto di guardie/ali.


Rimangono ancora due piazze libere nel tabellone generale e queste verranno fuori dal “Qualifying Round” ad otto che comprende: la Benetton Treviso (con le conferme di Gary Neal, CJ Wallace e Sandro Nicevic; gli innesti di Hackett e Motiejunas, J. Hukic, Kus e Cartier–Martin), l’Aris Salonicco di Andrea Mazzon e Mario Boni (notevoli le prese dell’ex Siena e Barça Kakiouzis, dell’ex Orlando Jeremy Richardson, dell’ex Iowa State Curtis Stinson, del duo ex Panathinaikos Demos Ntikoudis – Nikos Hatzivrettas, più le conferme di Papanikolaou ed Andrew Betts), l’Alba Berlino (partenze importanti dell’ex Napoli e Milano Ansu Sesay, del tiratore bianco ex Stanford University e Phoenix Suns Casey Jacobsen; conferme di Steffen Hamann, Blagota Sekulic, Julius Jenkins, Immanuel McElroy, Adam Chubb, Rashad Wright più gli unici due arrivi finora di Kenan Bajramovic dal Turk Telecom Ankara e Lee Cummard da Brigham Young University), l’altra greca del Maroussi (con gli arrivi di Jamon Gordon, quasi omonimo dell’ex Fortitudo, Michalis Pelekanos, Jared Homan, marios Batis e Levon Kendall, più i ri-firmati Billy Keys, ex Varese, Kostas Kaimakoglu, Dimitrios Mavroeidis, Pat Calathes, Georgios Diamantopoulos), le due francesi Le Mans (con gli “italiani” Dewarick Spencer ex Virtus, Marc Salyers ex Novara e Guillaume Yango ex Sassari e Teramo, più il talentuoso play classe ’89 Antoine Diot, il brasiliano Joao Paulo Batista, l’altro play Zack Wright e l’esperto Thierry Rupert) e l’Entente Orléanaise Loiret (insieme all’eterno Laurent Sciarra, giovani sulla rampa di lancio come Aldo Curti, Adrien Moerman, Johwe Casseus e Ludovic Vaty, più il trio di americani composto da Austin Nichols, Tony Dobbins e CedricK Banks), i belgi dello Spirou Charleroi (con i confermati Len Matela, Wes Wilkinson, il bomber Jerry Johnson, l’ex play senese dalle gambe atomiche Justin Hamilton e l’occhialuto Andre Riddick, cui si sono aggiunte le novità Chris Hill da Liegi e Nick Jacobson da Domzale, Slovenia) e infine i lettoni del BK Ventspils (con 11 giocatori autoctoni, tra cui spunta il 2.07 nazionale Ronalds Zakis, e due americani, nelle persone di Bernard King, ex Texas A&M, e Warren Carter, ex Illinois).

giovedì 27 agosto 2009

Eurolega 2009/2010


Al tempo dei grandi filosofi greci, Atene era considerata il crocevia e fulcro del mondo conosciuto; oggi non è più esattamente così ma se vuoi vincere l’Eurolega, di lì stai pur certo che devi passare. Si inizia da dove ci eravamo lasciati al termine della scorsa stagione, cioè con Zelimir Obradovic e i verdi del Panathinaikos ad alzare l’ambito trofeo targato “devotion”. Poco è cambiato in un roster già quasi illimitato: le uniche partenze di Dusan Kecman, Nikos Chatzivrettas e Dusan Sakota (oltre al ritiro già noto da tempo ma ora ufficiale del grande Fragiskos Alvertis) sono state rimpiazzate senza troppi fuochi d’artificio ma con la consapevolezza che un anno in più di amalgama per questa squadra può bastare per dar vita ad uno storico “back-to-back”. Le acquisizioni vere e proprie sono state due e rispondono ai nomi, assai intriganti, di Nick Calathes (play/guardia dell’ 89’, mezzo greco e mezzo americano proveniente da Florida University) e Milenko Tepic (ala piccola serba di enorme classe, prelevata dal Partizan Belgrado); inoltre, Obradovic ha chiamato alla sua corte un ulteriore prospetto greco, il ventenne Giorgos Bogris, un 2.08 ex Ilisiakos e nel giro delle nazionali giovanili già da qualche anno. Il mercato non è comunque ancora chiuso e un colpo a sorpresa del Pana non è da escludere; intanto però se si sfoglia la rosa e si leggono i nomi di Jasikevicius, Spanoulis (MVP della passata Eurolega), Diamantidis, Nicholas, Fotsis, Perperoglu (atteso ad un’annata esplosiva), Pekovic (idem come sopra) e Batiste, l’idea che dal Pireo bisognerà ripassare, presto o tardi, permane.


Anche solo spostandosi di qualche chilometro, perché tra le favorite ci sono pure i “cugini” dell’Olympiakos che, di norma, in estate tendono a fare le cose in grande. Ad oggi le uniche conferme certe sono quelle di Ioannis Bourousis, centro in fenomenale ascesa che pare aver resistito alle sirene Nba, e Andreas Glyniadakis; la situazione dei vari Childress, Papaloukas, Vujcic, Teodosic, Halperim, Erceg (Panellinios ?) e Schortsianitis invece crea molti grattacapi, ma il tempo delle decisioni sta arrivando. Coach Yannakis tuttavia non ha troppi motivi per lamentarsi, viste le news di mercato riguardanti i biancorossi ateniesi: in linea diretta dal campionato pro statunitense sono infatti giunti Linas Kleiza (alona tiratrice lituana da Denver) e Von Wafer (protagonista lo scorso anno con la canotta degli Houston Rockets); da Malaga invece proviene l’atletica guardia/ala eritrea Thomas Kelati; infine c’è da constatare il “ritorno a casa” di Lukas Mavrokefalidis (ex Roma) e soprattutto l’interessante acquisto di Patrick Beverley, play classe 1988 che nella scorsa stagione ha scelto di saltare i restanti anni di college ad Arkansas per giocare al Dnipro, team ucraino non troppo rinomato. E’ comunque piuttosto ovvio che dalle prossime scelte del GM dipenderanno le sorti della squadra, in quanto non facile resta sopperire a partenze del livello di Lynn Greer (accasatosi al Fenerbahce Ulker), Giorgos Printezis (Malaga) e forse i nomi di cui sopra, mentre un po’ meno a quelle di Michalis Pelekanos (Maroussi), Devin Smith (Panellinios) e Jannero Pargo (Chicago Bulls).


Le cessioni e partenze hanno insolitamente caratterizzato anche i movimenti di mercato dell’altra finalista di maggio, il Cska Mosca. Impossibile non cominciare dai saluti ad Ettore Messina e David Vanterpool , con la panchina di conseguenza affidata al figliol prodigo Eugeny Pashutin, da una vita nella capitale russa. La città del Cremlino ha poi accolto dall’Unics Kazan il centro classe ’85 Dimitriy Sokolov e il ritorno di Anton Ponkrashov (play/guardia di 2 metri) e Nikita Kourbanov. Rumors di mercato sembrano non essercene e così vanno constatati gli addii ad Erazem Lorbek (l’ex Treviso e Roma, finito agli ambiziosi rivali del Barça), Terrence Morris (che farà compagnia a Lorbek in Catalogna) e Nikos Zizis (nuovo cambio di Terrell McIntyre a Siena). I punti fermi sono sempre gli stessi (Holden, Siskauskas, Langdon, Khryapa, Kaun, Planinic), compreso Smodis cui l’offerta del Real ha dato solo stimoli in più, ma per la prima volta negli ultimi tempi, la corazzata russa (a meno dell’esplosione definitiva di uno o più dei suoi talenti, leggasi Shved, Zabelin e Vorontsevich) sembra partire dai blocchi non con i favori del pronostico e questo, c’è da fidarsi, è un evento.


Tra le papabili alla vittoria ci sono poi necessariamente le spagnole, di cui si è trattato a fondo all’interno del mercato spagnolo. L’unica novità pare proprio essere l’ufficializzazione della cessione di Ricky Rubio al Barcellona, costretto a versare alla Joventut Badalona circa 3.7 milioni di euro di buyot. Il contratto, ricchissimo, legherebbe dunque il giovane fenomeno per 5 o 6 stagioni al club catalano con la clausola dell’ “Nba escape” dopo due: quello che si dice un colpo a sensazione.


Colpi del genere sono però stati messi a segno anche in terra turca. Fenerbahçe ed Efes Pilsen stanno difatti cercando di riportare nell’elite del basket la città di Isanbul e per farlo non hanno badato a spese. I giallo neri dell’Ulker hanno affidato il back court del quintetto alla coppia Lynn Greer – Tarence Kinsey (volto già noto da quelle parti, prelevato dai Cleveland Cavaliers) che affiancheranno conferme importanti come quelle di Gordan Giricek (ex Utah Jazz), Emir Predzlic (scelto al draft Nba ma voglioso di esplodere prima in Europa), Damir Mrsic, Mirsad Turckan (ex Siena) e Oguz Savas ma soprattutto il ritorno (ancora da ufficializzare, ma certo) di Will Solomon, idolo . Le partenze dei non molto rimpianti Marques Green e Devin Smith sono quindi state rimpiazzate nel migliore dei modi e per Tanjevic ci sarà sì molto lavoro da fare per trovare la giusta chimica, ma anche tanto da divertirsi.


Non da meno è risultata la off-season dell’Efes di coach Ergin Ataman, cui la dirigenza ha regalato pezzi pregiati del mercato europeo: Igor Rakocevic (favoloso bomber serbo proveniente dal Tau Vitoria), Bostjan “Boki” Nachbar (talentuosa ala slovena ex Treviso e New Jersey Nets, l’anno scorso in forza alla Dinamo Mosca in una stagione però disgraziata per il club russo) e Mario Kasun (possente centro ex Barcellona, atteso ad un salto di qualità netto, visti i problemi di continuità e concentrazione degli anni passati). Tre “surplus” per una formazione solida, lunga e dalle notevoli possibilità offensive. Il presidente Tuncay Ozilhan ha infatti dato fiducia a tanti dei suoi pupilli che la stagione scorsa gli hanno permesso di aggiungere in bacheca la coppa turca e il campionato: il trio U.S.A. di vecchia conoscenza, Charles Smith (il “Ragno” ex Pesaro e Virtus), Bootsy Thornton (ex Cantù e Siena) e Preston Shumpert (non illuminante alla Fortitudo); l’estroso Ender Arslan e l’ex Besiktas Sinan Guler; per finire lo zoccolo duro della squadra composto dai due Kerem (Tunceri e Gonlum) più il 2.07 Kaya Peker. Insomma, un roster da urlo per i campioni uscenti della Lega turca cui però, nella prossima annata, il bis in patria non basta più.


Siamo in dirittura d’arrivo nella lista tra le pretendenti al titolo di Eurolega e ne rimangono probabilmente ancora due: il Maccabi Tel Aviv (come sempre impossibile da escludere) e il Montepaschi Siena. Gli israeliani sembrano non essersi ancora ripresi dalla partenza di Sarunas Jasikevicius datata 2005 e per l’ennesima volta la squadra è stata rivoltata “come un frittatone” (Paola Ellisse docet). “As usual” ogni settembre si ricomincia dal capitano Derrick Sharp, inossidabile più che mai; al suo fianco ancora Yaniv Green (prossima bandiera designata della società), Raviv Limonad, D’Or Fischer (centro vicino alla Scavolini lo scorso mercato) e l’ex bolognese (entrambe le sponde) David Bluthental. Da qui in poi solo volti nuovi. Come quello meno conosciuto di Guy Pnini (classe ’83, si è fatto tutta la trafila di nazionali giovanili prima di mettere il naso anche in quella maggiore); poi ex italiani con alterne fortune come Andrew Wisniewski (ex Udine) e Alan Anderson (ex Virtussino); l’elettrico gabonese Stephane Lasme (brillante con la casacca bianconera del Partizan); il polacco Maciej Lampe (ex Phoenix Suns e Khimki Mosca) e “last but not least” un MVP, cioè Charles “Chuck” Eidson, ala mancina statunitense vincitrice dell’ultima Eurocup (disputatasi a Torino) con la casacca del Lietuvos Rytas, proprio contro il Khimki del suo nuovo compagno di squadra Lampe. L’obiettivo è dunque sempre il “grande slam” ma molti sono i dubbi che aleggiano intorno alla Nokia Arena: Wisnieski è in grado di competere ai massimi livelli? Alan Anderson ricorderà ogni sera di essere un grande realizzatore? Lasme, Lampe ed Eidson riusciranno a ripetere le gesta di Belgrado, Mosca e Vilnius in una piazza così ambiziosa? Dalle risposte a questi quesiti verrà certamente fuori il Maccabi “croce o delizia” versione 2009/2020.


Non resta che Siena. Da italiani siamo di parte ma le credenzialità per poter strappare il titolo alle grandi società multimilionarie d’Europa ci sono tutte. La gestione del club da parte di Minucci e Pianigiani è ogni volta di più strategica e attenta ad ogni minimo particolare o cambiamento. Gli addii sono stati infatti fronteggiati con acquisti di assoluto rilievo e che compensassero al meglio il vuoto lasciato: fuori Morris Finley e il suo rendimento altalenante, dentro Nikos Zizis (ex Benetton e Cska) e le sue caratteristiche da metronomo; fuori Kaukenas (impareggiabile l’offerta del “Paperone” Real Madrid), dentro la classe e la potenza dell’ex milanese David Hawkins. L’aggiunta di Denis Marconato per il precampionato con sottointeso un “poi vedremo…”, le conferme non cosi scontate di K. Lavrinovic e McIntyre… Ogni cosa è calcolata ed è sulla programmazione che Siena ha costruito il suo dominio in Italia e forse, in un futuro prossimo, anche in Europa.